La Coscienza di Zeno | Page 4

Italo Svevo
analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato
tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se
cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale
dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi
grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza
giovanile, ma senza una decisa convinzione. Adesso che sono vecchio e che nessuno
esige qualche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a
sigaretta. Che cosa significano oggi quei propositi? Come quell'igienista vecchio,
descritto dal Goldoni, vorrei morire sano dopo di esser vissuto malato tutta la vita?
Una volta, allorché da studente cambiai di alloggio, dovetti far tappezzare a mie spese le
pareti della stanza perché le avevo coperte di date. Probabilmente lasciai quella stanza
proprio perché essa era divenuta il cimitero dei miei buoni propositi e non credevo piú
possibile di formarne in quel luogo degli altri.
Penso che la sigaretta abbia un gusto piú intenso quand'è l'ultima. Anche le altre hanno
un loro gusto speciale, ma meno intenso. L'ultima acquista il suo sapore dal sentimento
della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre
hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di
forza e di salute permane, ma va un po' piú lontano.
Le date sulle pareti della mia stanza erano impresse coi colori piú varii ed anche ad olio.
Il proponimento, rifatto con la fede piú ingenua, trovava adeguata espressione nella forza
del colore che doveva far impallidire quello dedicato al proponimento anteriore. Certe
date erano da me preferite per la concordanza delle cifre. Del secolo passato ricordo una
data che mi parve dovesse sigillare per sempre la bara in cui volevo mettere il mio vizio:
"Nono giorno del nono mese del 1899". Significativa nevvero? Il secolo nuovo m'apportò
delle date ben altrimenti musicali: "Primo giorno del primo mese del 1901". Ancor oggi

mi pare che se quella data potesse ripetersi, io saprei iniziare una nuova vita.
Ma nel calendario non mancano le date e con un po' d'immaginazione ognuna di esse
potrebbe adattarsi ad un buon proponimento. Ricordo, perché mi parve contenesse un
imperativo supremamente categorico, la seguente: "Terzo giorno del sesto mese del 1912
ore 24". Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta.
L'anno 1913 mi diede un momento d'esitazione. Mancava il tredicesimo mese per
accordarlo con l'anno. Ma non si creda che occorrano tanti accordi in una data per dare
rilievo ad un'ultima sigaretta.
Molte date che trovo notate su libri o quadri preferiti, spiccano per la loro deformità. Per
esempio il terzo giorno del secondo mese del 1905 ore sei! Ha un suo ritmo quando ci si
pensa, perché ogni singola cifra nega la precedente. Molti avvenimenti, anzi tutti, dalla
morte di Pio IX alla nascita di mio figlio, mi parvero degni di essere festeggiati dal solito
ferreo proposito. Tutti in famiglia si stupiscono della mia memoria per gli anniversarii
lieti e tristi nostri e mi credono tanto buono!
Per diminuirne l'apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia
dell'ultima sigaretta. Si dice con un bellissimo atteggiamento: "mai piú!". Ma dove va
l'atteggiamento se si tiene la promessa? L'atteggiamento non è possibile di averlo che
quando si deve rinnovare il proposito. Eppoi il tempo, per me, non è quella cosa
impensabile che non s'arresta mai. Da me, solo da me, ritorna.
La malattia, è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione. Di quella dei miei
vent'anni non ricorderei gran cosa se non l'avessi allora descritta ad un medico. Curioso
come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere
l'aria.
Ero andato da quel medico perché m'era stato detto che guariva le malattie nervose con
l'elettricità. Io pensai di poter ricavare dall'elettricità la forza che occorreva per lasciare il
fumo.
Il dottore aveva una grande pancia e la sua respirazione asmatica accompagnava il
picchio della macchina elettrica messa in opera subito alla prima seduta, che mi disilluse,
perché m'ero aspettato che il dottore studiandomi scoprisse il veleno che inquinava il mio
sangue. Invece egli dichiarò di trovarmi sanamente costituito e poiché m'ero lagnato di
digerire e dormire male, egli suppose che il mio stomaco mancasse di acidi e che da me il
movimento peristaltico (disse tale parola tante volte che non la dimenticai piú) fosse poco
vivo. Mi propinò anche un certo acido che mi ha rovinato perché da allora soffro di un
eccesso di acidità.
Quando compresi che da sé egli non sarebbe mai piú arrivato a scoprire la nicotina nel
mio sangue, volli aiutarlo ed espressi il dubbio
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