I demagoghi | Page 7

Cesare Monteverde
abbottonatosi la sarga per meglio assicurare il suo tesoretto dalle rapaci mani della sua fidanzata, si era sciolta la larga fascia rossa che gli cingeva i lombi e, postala al collo dell'amante, glielo stringeva fino quasi a soffocarla, mentre questa colle mani lo frugava per trovar l'oro. Nella rapidità dei movimenti erano caduti uno sopra l'altro; fortuna che i giuocatori ed i filosofi stavano troppo occupati, in caso diverso chi sa se qualche motteggio non avesse fatto andare in collera la bella Concetta? Questa per altro, scomposta nelle vesti e nella chioma, urlava, si dibatteva, voleva il denaro ad ogni costo: l'altro non curava i graffi ed i calci, e con la destra di quando in quando minacciava strozzare la bella, mentre colla sinistra teneva stretti i bottoni della sarga. Intanto che ciò accadeva, la mamma continuava a friggere; il babbo, non sentendosi rispondere, si era rivoltato sulla panca dall'altra parte ritornando a dormire profondamente; i quattro giuocavano, ridevano e fumavano; Bruto guardava con impazienza l'orologio e sospirava; e Catone, preso di tasca un taccuino, vi disegnava col lapis la pianta d'una fortezza e di un campo d'osservazione. Gli amanti, rotolandosi per terra, si erano ridotti in uno dei più oscuri cantucci della stanza, e da un pezzo parevano rimpaciati: finalmente si alzarono; la fanciulla si mise di nuovo lo stile dorato che servivale di spillo nei capelli, ed alla meglio si acconciò, si riassettò le vesti e, raccolta di terra la pipa rotta del suo amante, dicevagli all'orecchio:
--Birbone!
--Sta zitta, mia cara, le aveva risposto il marinaro, è tanto che ti voglio bene e ti sposerò; e poi non ti è riuscito di averli tutti i quaini?
--Sì, sì, ma li serbo per te, riprese allegra la bamboccia; con questi vo' comprarmi le gioie per le nozze, e a te l'oriolo. Quel che è stato è stato; ma quando mi sposi?
--Fra un anno, al ritorno delle coralline: to' un bacio in caparra.--
E pigliando un carbone dal focolare, riaccese la pipa.
--Mamma, mamma, disse la fanciulla, datemi la padella, tocca a me.
--Mi parrebbe tempo, brontolò la vecchia; è un'ora che mi arrostisco a friggere. Ma tu dove eri andata?
--Io? rispose la figlia arrossendo, non mi sono partita dalla stanza.
--Umh!--
E voltasi verso il marito:--Dormiglione! su, su; è l'ora di andare a cena; aiutami ad apparecchiare.
--Eccomi, disse il vecchio, e si alzò. I giuocatori gli fecero posto. Bruto con riso sardonico, disse enfaticamente:
--Oh verginali costumi di plebe che un giorno dee dominare!--
Intanto suonò mezza notte, e si udirono tre colpi all'uscio.
--Chi sarà mai? dissero i giuocatori.
--Gente che aspetto io, replicò Bruto.--
E si avviò di sopra ad aprire. Quando discese, un nuovo commensale era con lui: Il caprone.

CAPITOLO II.
Rosina.
Il caprone entrò con Bruto. La sua venuta produsse un effetto magico su i nostri personaggi. L'oste si drizzò come un soldato in parata, si levò il berretto di testa e non ardiva parlare. L'ostessa si chinò per baciargli la mano; dico mano e non zampa, poichè fino dall'entrare nell'osteria il caprone aveva lasciato cadere a terra la veste lanuta, la testa e le corna fittizie, ed era apparso un bellissimo giovane, di maestoso portamento, di occhi cerulei, di capelli biondi.
Concetta aveva raccolto le spoglie dell'animale cornuto e le aveva poste su di una tavola in altra stanza perchè umide dal bagno fatto nel mare e nel fosso.
I quattro giuocatori si erano fatti attorno al nuovo commensale e, perduta ogni idea di rozzezza, esternarono segni di alto rispetto.
Catone lo aveva preso per la mano, ed anche il marinaro si era alzato dalla panca e, dismettendo il fumare, erasi posta la pipa in tasca. In un attimo tutti si affacendarono per porre in pochi minuti in sesto la mensa. Il Caprone (ci sia permesso chiamarlo così fino a che non verrà tempo di dargli altro nome) aveva una di quelle fisionomie dolci che incantano ovunque. Le sue maniere erano così affabili che attraevano la maggior simpatia, e soprattutto la sua voce aveva alcun chè di straordinario e d'insinuante, difficile ad esprimersi. Sì, egli era uno di quegli esseri nati proprio per comandare senza che paresse dolore il servirli; ma tante prerogative torneranno poi a vantaggio dell'umanità?... Chi lo sa? ed il mio racconto lo mostrerà in appresso. Quantunque in cuore ei credesse di giovare agli uomini, non sempre giova per far bene la volontà... Ma troppo non vo' dirvi, tanto più che il racconto è appena cominciato.
I nostri lettori per altro sospendano la loro curiosità intorno al signor Caprone e suoi amici e commensali; poichè dobbiamo condurli in altro luogo ben diverso dalla temibile osteria dei Tre Mori: ove lasceremo che Concetta, assisa al fianco del marinaro, faccia comodamente all'amore, Bruto studii le grandi teorie del Caprone, e gli altri servano ad ambedue pei loro misteriosi fini.
Luogo grazioso è quello ove ora vogliamo introdurre il lettore; è una palazzetta
Continue reading on your phone by scaning this QR Code

 / 133
Tip: The current page has been bookmarked automatically. If you wish to continue reading later, just open the Dertz Homepage, and click on the 'continue reading' link at the bottom of the page.