Piemonte; e
malvolentieri, per la prima volta in vita mia, rientrai in questo mio
Milano, che per quanto me lo cangino sotto i piedi, nel cuore è sempre
il mio Milano.
Non avevo motivo di lamentarmi de' miei affari. Tutt'altro. Durante la
mia assenza la bottega andò avanti tal e quale, come se ci fosse stato
Battista e forse meglio. Per distrarsi e per uscire dal suo dolore, la
vedova aveva raddoppiato di zelo, di attenzione, e svelta com'è,
simpatica com'è agli avventori, fece prosperare le cose al punto, che il
semestre si chiuse con qualche migliaio di lire in più sul previsto.
Voleva dimostrarmi che non amava essermi di aggravio, che lavorava
volentieri per la sua bambina, che il dolore non toglie ma infonde
energia, quando c'è uno scopo nella vita; ma io, al contrario, chi sa
perchè? mi sentivo stracco, svogliato, isolato nel mondo, come se colla
morte del povero Battista mi fosse morto un braccio. E poichè le cose
andavan bene anche senza di me, mi abbandonai alla santa poltroneria...
Cioè, poltroneria forse non è la parola più esatta. Sarebbe meglio dire
ipocondria, o meglio ancora lasciatemi stare.
Passavo, per esempio, molto tempo sulla bottega del Pirola che sta in
faccia all'Ombrellino rosso, mezzo nascosto dalle tendine dell'osteria,
con davanti un bicchier di vin bianco che non avevo voglia di bere,
cogli occhi in aria, così in estasi, dietro una nuvola. E se uscivo di là
non era per tornare a casa, ma per andare a zonzo, di qua, di là per le
strade più deserte, finchè i piedi mi portavano in qualche sito quieto sui
bastioni. Mi sedevo su una banchina a guardar l'erba e gli scherzi che
fanno le ombre delle frasche sul terreno, collo sguardo perduto sul
Milano pieno di case e di campanili che mi stava davanti, immerso in
un mare di riminiscenze nelle quali entrava il povero Battista, la zia di
Valmadrera, le trappole, il vin bianco, la vita e la morte; finchè, gira e
rigira, il pensiero, quasi trascinato dalla sua corrente, andava a fermarsi
sull'insegna vistosa dell'Ombrellino rosso, che vedevo ballar sotto gli
occhi come una fiamma, come un girasole; e me ne sentivo fin rossa o
calda la faccia.
A quarantadue anni avvengono in noi dei fenomeni che fanno paura.
Non si osa credere che il cuore possa tornare indietro, essere in credito
di qualche cosa e avere delle tratte in scadenza. Non si può più fare il
sentimentale, perchè certi vestiti stretti non vanno più bene, si ha
suggezione della gente; se ti piglia il fuoco, badi a bruciar tutto di
dentro, a inghiottire i carboni accesi, a non lasciar trasparire di fuori
nemmeno il fumo che ti soffoca. Insomma si soffre in silenzio come un
pesce agonizzante. Se io avessi avuto dieci o dodici anni di meno, avrei
osato dire a me stesso:--Gerolamo, tu sei innamorato di quella
donna!--Ma vi pare? potevo essere quasi suo padre: e poi c'era di
mezzo un morto, un caro amico, a cui dovevo dei riguardi e del rispetto.
E poi, per quanto non brutto e non decrepito, non è con questi pochi
capelli e con questa larghezza di gilè che un uomo della mia età possa
parlare di amore e di poesia a una donnina, che vestita di nero pareva
ancora più giovane e più bella. Andiamo via, sor Gerolamo.
* * *
A furia di picchiare e di ripicchiare con questi ragionamenti di bronzo
sul cuore, credetti quasi di averlo ridotto duro come un'incudine,
quando al tornare da un altro viaggio (nel quale mi spinsi fino a Padova)
mi capitò un suo invito. Ecco come andò. Quando mi vide entrare in
bottega, mi venne incontro con un saltuccio, mostrandosi tutta contenta
di vedermi, mi fece sedere sulla sua poltroncina di velluto, mi tolse di
mano la valigia, l'ombrello...--Ha fatto buon viaggio, sor
Gerolamo?--Bonissimo, grazie: e lei è sempre stata bene?--Benissimo,
grazie.--E la piccina?--È un tesoro--Un tesoro come....?--e alt! quel tal
gnocco mi soffocò il resto in gola. Mi parve che tutte le ombrelle
chiuse negli scaffali cominciassero a muoversi e a ballare o che
l'Ombrellino rosso attaccato di fuori girasse come una ruota di molino.
Ripulii il cappello colla manica e stavo per dirle:--Stia bene, a
rivederci... quando essa, voltandosi verso di me col suo faccino
grazioso, disse:--Senta, sor Gerolamo, spero che verrà anche quest'anno
a far Natale con noi: non ci sarà troppa allegria, ma farà un'opera di
misericordia.
--È un piacere, che cosa dice?--balbettai nell'alzarmi, mentre andavo
cercando nei cantucci il mio ombrello da viaggio.
--Mi fa un tal senso di tristezza la sola idea di restar sola in un tal
giorno....
--Eh, immagino, poverina! o anche a me.... Verrò volentieri. Son solo
anch'io e in un giorno così.... Grazie, stia bene.
E via!
Credete che io abbia dormito una

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