veritá gli fa scrittori.
Chi dedica, aspira a qualche benefizio. Io bramo dall'Eccellenza Vostra quel solo benefizio d'essere considerato nel numero del secondo genere de' satirici.
Il mondo difficilmente fa una tale separazione. Nimicizia, ignoranza, dispetto, sospetto mette i detrattori e gli urbani satirici in un solo conto. Vostra Eccellenza non è nimica, non è ignorante, non è dispettosa, non è sospettosa, e sa essere benefattrice volontaria anche di coloro che non le chiedono favori. Affido alle sue mani la _Marfisa bizzarra_, non meno che la bilancia del mio carattere; e la supplico a voler consentire ch'io possa vantarmi suo servitore e suo satirico.
PREFAZIONE
SCRITTA TRA 'L DUBBIO CHE SIA NECESSARIA?E 'L DUBBIO CHE SIA INCONCLUDENTE
Rispettando chi molto ragiona e poco osserva, io poco ragionando e molto osservando ho ingravidata la mente, la quale, senza incomodare la lingua, ha dato poi tutta la briga, quando a una mia penna di pollo d'India, quando a una mia penna d'oca, di discorrere sopra i fogli che succederanno a questo preambolo. Cotesti fogli formano un libro sulla fronte di cui si vederá scritto: _La Marfisa bizzarra, poema faceto_. è superflua una confessione che i fatti esposti in dodici canti della _Marfisa_ non siano di gran rimarco. Ciò non è mia colpa. Se nella vecchiaia del mio Turpino i paladini non avessero cambiati gli antichi costumi, che teneano del mirabile, gli accidenti della _Marfisa_ sarebbero piú maravigliosi. Destò in me la spezie di gravissimo caso il cambiamento nel pensare e nell'operare di quegli eroi tanto celebrati dal Boiardo e dall'Ariosto; e se verrá considerata la differenza nel vero punto di vista, i successi di questo burlesco poema non appariranno frivoli affatto. I caratteri, le pitture, i ragionamenti, i maneggi, gli amori, in tal metamorfosi mirabile quanto tutte quelle d'Ovidio, non mi parvero immeritevoli della fama; e certo il maggior scapito loro deriverá dal mio infelicissimo ingegno, non atto a fargli immortali. Dieci canti di questo libro furono da me scritti sette anni or saranno, vale a dire l'anno 1761. Siccom'egli è veramente satirico e ripieno di ritratti naturali al possibile, alcuni, che vollero a forza udirne dei pezzi, incominciarono a voler fare gli astrologhi, immaginando di scoprire in essi il tale e la tale dipinti particolarmente al vivo. Si sa quanta forza abbia la presunzione dell'infallibilitá negli uomini, e quanto diligenti sieno i nimici ad assecondare un'opinione che può riuscire in odiositá a una libera penna. I disseminati discorsi de' falsi indovini mi parsero perniziosi e indiscreti. La mia vena innocente, che cercava solo di spassarsi nel partorir le immagini delle quali si era impregnata sulla lettura del suo Turpino e in una taciturna e universalissima osservazione sugli uomini, ebbe alquanta?stizza. Troncai 'l corso all'opera e la chiusi a sette chiavi, sdegnando che dall'amore che ho per il prossimo me ne venisse dell'odio, e che fosse cambiato in veleno un elisire ch'io, forse accecato da troppo orgoglio, giudicava non disutile alla societá.
Nel tempo in cui scrissi gli accennati primi dieci canti, bolliva una controversia un po' troppo arditamente giocosa intorno alla maniera di ben iscrivere e al buon gusto poetico del comporre. Paleserò, s'è necessario, che Marco e Matteo dal piano di San Michele--due paladini che si vedono dipinti nel poema--rappresentano due scrittori, che in quella stagione s'erano dichiarati, coll'alleanza d'alcuni altri scrittorelli, con soverchia animositá contro a' buoni scrittori antichi e contra chi difendeva l'invulnerabile fama di quelli. Coteste due creature, dipinte precisamente, hanno data la spinta a far giudicare con sciocchezza e falsitá di tutte l'altre persone che campeggiano nel poema. Vorrei ben oggi poter troncare, senza rompere alcune necessarie connessioni all'opera e senza che potessero uscire quelle brutte parole ?il libro è castrato?, tutto ciò che attiene a' que' due paladini, ch'io tengo per amici ad onta delle loro collere; prima perché non è mio costume il prendere di mira persone in particolare, e poscia perché riescono scipite e tediose tutte le scritture di critica e di derisione fuori della circostanza in cui un pubblico è in quella interessato. Il tempo solo decide del merito di ciò che si scrive, e non avendo io nessun merito per sperare dal tempo immortalitá, sieno certi i due paladini Marco e Matteo, e gli alleati, della loro vendetta. Quanto agli altri oggetti fatti sospettosi dagl'indovini e dalla malizia, se useranno l'indulgenza di non credermi capace di prender dirittamente per bersaglio nessuno che non mi punga, per satireggiarlo, mi faranno giustizia. Potranno questi riflettere che, siccome ne' _Caratteri_ di Teofrasto, nelle _Satire_ di Orazio, di Giuvenale, nelle antiche commedie e in altri libri dell'anime passate negli Elisi, si trovano delle pitture d'uomini viventi oggidí; nella _Marfisa bizzarra_, da qui a due secoli, se 'l libro fosse fortunato a segno d'aver tanto di vita, si troveranno de' veri disegni d'uomini viventi in allora. Non so s'io mi debba dire
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